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DEMOCRAZIA COMPETITIVA E ÉLITES POLITICHE

  • Giovanni Sartori

Introduzione

Il tema che mi prefiggo di affrontare nelle pagine che seguono è, in breve, questo: le élites e le minoranze dirigenti sono un male necessario oppure, al contrario, un elemento vitale e benefico?

Una serie di autori, imponente nel tempo e per autorevolezza, si dichiara a favore della seconda soluzione. Tucidide, il massimo storieo greco, ricorda che Atene raggiunse il vertice della sua grandezza con Pericle proprio perché «per rango, capacità e riconosciuta onestà egli era in grado di dominare la folla, con piena indipendenza». A sua volta, Bryce ha commentato l'esperienza piú avanzata del suo tempo con questa frase lapidaria: «Nessun'altra forma di governo probabilmente ha bisogno di grandi leaders quanto la democrazia».

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1. La Guerra del Peloponneso, libro II, cap. VII.

2. Bryce, J., The American Commonwealth, New York, Macmillan, 1888, III, p. 337.

3. de Madariaga, S., Anarchie ou Hiérarchie, Paris, 1936, p. 56.

4. Mannheim, K., Man and Society in an Age of Reconstruction, London, Routledge and Kegan, 1954; trad. it. L'uomo e la società in un'età di ricostruzione, Milano, Comunità, 1959, p. 84.

5. Lindsay, A. D., The Modern Democratic State, London, Oxford University Press, 1943, p. 261.

6. Key, V. O., Public Opinion and American Democracy, New York, Knopf, 1961, p. 558. La difesa dell'elettorato è The Responsible Electorate, Cambridge, (Mass.), Harvard University Press, 1966.

7. Il volumetto che ha lanciato questa etichetta è Bachrach, P., The Theory of Democratic Elitism: A Critique, Boston, Little Brown & Co., 1967. La letteratura su élite e democrazia è vasta. Vedi Suzanne Keller Beyond the Ruling Class, New York, Random House, 1963; Bottomore, T. B., Elites and Society, London, Routledge and Kegan, 1964, trad. it. Elite e società, Milano, Il Saggiatore, 1967; Parry, Geraint, Political Elites, London, G. Allen and Unwin, 1969; trad. it. Le élites politiche, Bologna, Il Mulino, 1972, che prende in esame anche i lavori di Hunter, F., Dahl, R.A., Polsby, N. e Presthus, R.; McFarland, A. S., Power and Leadership in Pluralist Systems, Stanford, Stanford University Press, 1969.

8. Questo, mi si permetta di ricordarlo, è il filo conduttore e la tesi ricorrente del mio libro. Vedi nota successiva.

9. Vedi la nuova edizione di Democratic Theory, cit., cap. IV, sez. 1.

10. Eccezione fatta per la «valutazione» dell'individuo. Ma è un'eccezione che non sposta in questa sede.

11. Bachrach, , op. cit., p. 106.

12. Per quanto mi concerne, dicevo la stessa cosa nel mio cap. II, sez. 2, con la sola variante che «la vita» di Bachrach era, nel mio testo, «le menti».

13. Secondo Bottomore, T.B., l'incoerenza di Mosca e Aron «consiste nello spostarsi, in fasi diverse del dibattito, dal concetto di una pluralità di élites al ben diverso concetto di una molteplicità di associazioni volontarie»; ed è giusto dire che la tesi delle associazioni volontarie fiorenti «non va a sostegno delle teorie dell'élite»; (op. cit., pp. 118119). Similmente la tesi di Bachrach si basa, sostanzialmente, sul rifiuto di restringere la democrazia a un «metodo politico» e nell'allargarne «l'ambito fino a includervi le istituzioni private piú potenti» e, in definitiva, una partecipazione generalizzata (op. cit., p. 97).

14. La mia posizione sul punto è riassunta nella voce Democracy , in International Encyclopedia of The Social Sciences, New York, 1968, vol. IV, pp. 113–20. Per la posizione di Aron vedi, in particolare, Social Structure and Ruling Class, in «British Journal of Sociology», I, (1950); e Classe sociale, Classe Politique, Classe dominante, in «Archives Européennes de Sociologie», II (1960).

15. Queste sono le categorie secondo le quali ho ricostruito il concetto di politica da Aristotele ad oggi (cfr. What is ‘politics’ , in «Political Theory», I, 1973).

16. L'Esprit des lois, libro VIII, cap. II.

17. Lasswell, H. D. e Kaplan, A., Power and Society, New Haven, Yale Univ. Press, 1950; trad. it. Potere e Società, Milano, Etas Kompass, 1969, p. 218.

18. Vedi Democratic Theory, cit., cap. III.

19. Lasswell, H. e Lerner, D., The Comparative Study of Elites, Stanford, Stanford Univ. Press, 1952, p. 13.

20. Questo era anche e proprio il problema di Wright Mills, che opponeva l'élite del potere all'élite intellettuale, cercando di rendere la prima responsabile verso la seconda (cfr. Mills, Wright, Causes of World War Three, New York, 1958; trad. it., Le cause della terza guerra mondiale, Milano, Feltrinelli, 1959, cap. 7).

21. La precisazione sta per dire che qui non mi occupo della definizione operazionale.

22. Schattschneider, E. E., The Semisovereign People, New York, Holt, Rinehart and Winston, 1960, p. 35, citato da Bachrach, op. cit., p. 37.

23. Se ne trova la prova nell'esperimento proposto da Hayek: abolendo il monopolio governativo del denaro, l'inflazione scomparirebbe immediatamente. Cfr. Hayek, F. A., Denazionalization of Money, London, Institute of Economics Affairs, 1976. Possiamo non aderire alla proposta, ma l'esercizio mentale rimane proficuo. S. Brittan sintetizza il problema in questa formula: «la mancanza di vincoli di bilancio fra gli elettori», The Economic Contradictions of Democracy, in «British Journal of Political Science», III (1975), p. 139. Vedi anche Buchanan, J. M., Wagner, R. E., Democracy in Deficit, New York, 1977.

24. Cfr. Rose, R. e Peters, B., Can Government Go Bankrupt? A Preliminary Inquiry into Political Overload, di prossima pubblicazione.

25. Cfr. Crozier, M. J., Huntington, S. P., Watanuki, J., The Crisis of Democracy: Report on the Governability of Democracies to the Trilateral Commission, New York, New York Univ. Press, 1975, trad. it. La crisi della democrazia, Milano, Franco Angeli, 1977.

26. Vedi Democratic Theory, cit., cap. IV, sez. 5.

27. Vedi la mia voce, Representational Systems , in International Encyclopedia of The Social Sciences, cit., vol. XIII, pp. 465–74.

28. É l'indovinata formulazione dell'antitesi fra democrazia e non, di Burzio, F., Essenza e Attualità del Liberalismo, Torino, UTET, 1945, p. 19.

29. Il libro uscí in Germania nel 1911 e in Italia nel 1912; essendo Michels bilingue, si possono considerare originali entrambe le edizioni. Si veda ora nell'edizione del Mulino, Bologna, 1966.

30. Kelsen, H., Von Wesen und Wert der Demokratie, cap. IL La democrazia come sistema di partiti è esaminata ampiamente nel mio libro Parties and Party Systems, Cambridge, Cambridge Univ. Press, 1976.

31. Vedi per tutti Maranini, G., Miti e realtà della democrazia, Milano, Comunità, 1958.

32. La sociologia del partito politico, cit., p. 33. Per un breve sunto delle tesi di Michels «sulle tendenze oligarchiche degli aggregati politici», vedi il suo Studi sulla democrazia e sull'autorità, Firenze, La Nuova Italia, 1933, pagg. 58–59, e il seguente passo, scritto nel 1909: «Se esiste una legge sociologica seguita dai partiti politici… riducendola alla formula piú concisa, deve suonare cosi: l'organizzazione è madre del predominio degli eletti sugli elettori», (ivi, p. 49).

33. La sociologia del partito politico, cit., p. 419. Il testo tedesco dice Führertum e quello italiano sistema di capi: quindi la semplice traduzione in «leadership» (come nella edizione inglese) non dà il significato dell'originale.

34. Vedi Sartori, G., Democrazia, burocrazia e oligarchia nei partiti , in «Rassegna italiana di sociologia», vol. III (1960), pp. 119–36, dove indico la bibliografia e rilevo la differenza fra le posizioni di Michels e di Max Weber.

35. Come autorevolmente confermato, fra gli altri, da Duverger: nell'opera di Michels «sono descritte in termini sempre attuali le tendenze oligarchiche delle organizzazioni di massa». (Les parties politiques, Paris, trad. it. I partiti politici, Milano, Comunità, 1961, p. 12); e da Lipset, S. M.: «Le ovvie conclusioni tratte da questa analisi sono che i requisiti funzionali della democrazia per lo piú non si incontrano nella maggior parte dei sindacati» (The Political Process in Trade Unions, in Political Man, New York, Doubleday, 1960, trad. it. L'uomo e la politica, Milano, Comunità, 1963, p. 423). Michels viene spesso convalidato, involontariamente o indirettamente.

36. La Sociologia del partito politico, cit., prefazione, p. XIII.

37. Per esempio Michels dichiara che il sistema rappresentativo è impossibile, richiamandosi al postulato rousseauiano secondo cui l'esercizio della volontà non può essere alienato (op. cit., p. 37).

38. Vedi Schumpeter, J. A., Capitalism, Socialism and Democracy, London, Allen & Unwin, 1947, tr. it. Capitalismo, socialismo e democrazia, Milano, Etas Kompass, 19732, p. 257. Bisogna comunque leggerne per intero il cap. XXII.

39. L'espressione migliore di questa formula si trova nella 2a edizione del suo Constitutional Government and Democracy, Boston, 1941, cap. XXV. Nell'edizione del 1950 il capitolo è stato omesso, benché la regola ricompaia nel successivo Man and his Government, New York, McGraw Hill, 1963.

40. Pertanto che una società sia integrata, conflittuale o basata su divisioni di classe è irrilevante. Mi sfugge, in particolare, perché la teoria del conflitto sociale di Dahrendorf (Classes and Class Conflict in the Industrial Society, London, Routledge and Kegan, 1959, trad. it. Classi e conflitto di classe nelle società industriali, Bari, Laterza, 1963) debba essere interpretata come un attacco alla teoria competitiva della democrazia. In realtà Dahrendorf critica Mosca, Pareto e Aron (oltre a Talcott Parsons) per la loro interpretazione delle interazioni e delle strutture sociali.

41. Carole Pateman è nel giusto quando rileva che Schumpeter non è chiaro nella sua interpretazione della «teoria classica»; ma essa va oltre il segno quando afferma che «la nozione di una ‘teoria classica della democrazia’ è un mito». (Pateman, C., Participation and Democratic Theory, Cambridge, Cambridge University Press, 1970, p. 17).

42. In realtà è anche dubbio che la teoria classica abbia mai incorporato la nozione di mandato, che non appartiene, essendo medievale, né alla democrazia degli antichi né alla democrazia dei moderni.

43. Poiché l'ulteriore sottinteso potrebbe essere che Mosca e Pareto vennero messi a frutto dal fascismo, è bene stabilire che questo è semplicemente falso. Come rileva giustamente N. Bobbio: «Nei due dottrinari e principali artefici della dottrina del fascismo, il filosofo Gentile e il giurista Rocco, la teoria delle élites non ebbe alcuna parte, neppure di secondo ordine … La teoria della classe politica ebbe fortuna non già tra gli scrittori fascisti ma tra quelli antifascisti e democratici… L'unico tentativo serio … di riprendere e approfondire le dee di Mosca … fu quello del gobettiano democratico-radicale Guido Dorso, e l'unica rielaborazione delle idee di Pareto … fu quella del paretiano liberale e democratico Filippo Burzio». (Saggi sulla scienza politica in Italia, Bari, Laterza, 1969, pp. 247–48).

44. Si fa riferimento in particolare a Duncan, G., Lukes, S., The New Democracy , in «Political Studies», II (1963) e a Pateman, C., op. cit .

45. Questa è la citazione sulla quale Duncan e Lukes, che considerano Mill il ‘principale teorico della democrazia’, basano la loro argomentazione; (op. cit., p. 158).

46. Mill, J. S., Representative Government, New York, 1951, p. 391.

47. Bachrach, , op. cit., pp. 4041.

48. In realtà, Bachrach attribuisce queste opinioni a me. La deformazione e la caricatura sono cosí evidenti che il curatore della traduzione italiana di Bachrach richiama queste pagine del suo autore come un caso patente di distorsione polemica. Cfr. Stoppino, M., Presentazione, in La Teoria dell'elitismo democratico, Napoli, Guida, 1974, pp. XVIIXVIII. Ad esempio, secondo Bachrach sarei favorevole alla rappresentanza proporzionale sulla base dei seguenti argomenti: «In aggiunta alla sua superiorità nel selezionare una migliore leadership, Sartori sostiene che la rappresentanza proporzionale è un sistema migliore anche perché … comporta sempre governi di coalizione, il che rende piú difficile per l'elettorato identificare le responsabilità politiche». (Bachrach, op. cit., p. 42). Non solo non ho mai difeso la rappresentanza proporzionale, né ho mai detto che porta a una leadership migliore (come e perché dovrebbe farlo?), ma ho detto, e ripeto ora, l'esatto contrario di ciò che Bachrach inventa: il fatto che i governi di coalizione non consentono all'elettorato di identificare le responsabilità è un difetto della rappresentanza proporzionale.

49. Forse devo spiegare perché An Economic Theory of Democracy di Downs, A. (New York, Harper and Row, 1957) non sia stata appaiata, qui, all'opera di Schumpeter. La ragione è che la teoria competitiva si richiama a un'analogia economica centrale, ma non è una «teoria economica». Mi sono occupato dell'importanza dell'analisi di Downs in Parties and Party Systems, cit., cap. 10.

50. Cfr. Polyarchy, New Haven, Yale University Press, 1971, p. 9. Le poliarchie vengono qui definite come «regimi relativamente (ma non completamente) democratizzati».

51. Vedi Democratic Theory, cit., cap. I, sez. 1.

52. Questo è un punto del tutto trascurato dagli anti-elitisti. La loro tesi, in genere, è che la maggioranza del popolo rimane senza ‘voce’, dato che non può organizzarsi in gruppi di pressione. Il fatto che le maggioranze proprio in quanto maggioranze elettorali, abbiano una ‘voce’, che spesso prevale sulle altre pressioni viene costantemente (e significativamente) ignorato.

53. Cfr. Dahl, , Polarchy, cit., pp. 48.

54. Questa interpretazione è convalidata da due motivi. Primo, è Dahl che rileva come la «inclusività» da sola porti a una «egemonia chiusa», cioè a regimi plebiscitari e di mobilitazione. Secondo, quando Dahl parla specificamente di «buona società» (in After the Revolution?, New Haven, Yale University Press, 1970) si riferisce in complesso, al problema della partecipazione.

55. Specificamente, la mia difficoltà con il termine ‘contestazione’ viene dal fatto che la fattispecie non supera la prova del principio del pericolo opposto. (Cfr. Democratic Theory, cit. cap. V, sez. 5). La contestazione è una forza democratizzante fino a che si oppone a una oligarchia; ma non oltre. Direi, dunque, che per una poliarchia va meglio «voce»; vedi Hirschman, A. O., Exit, Voice, and Loyalty, Cambridge, Mass., Harvard, University Press, 1970.

56. Vedi Orwell, G., Politics and the English Language, ora in Collected Essays, Harmondsworth, Penguin, 1957.

57. Dahl, R. A., A Preface to Democratic Theory, Chicago, The University of Chicago Press, 1956, p. 87.

58. Nella prima edizione di questo libro; cfr. Democratic Theory, New York, Praeger, 1965. Nel corrispondente capitolo della nuova edizione ho rivisto molte delle mie prime critiche a Dahl.

59. Cfr. Dahl, R. A., Power, Pluralism and Democracy: A Modest Proposal; APSA paper, 1964.

60. Si osservi che, esattamente come nel caso di «selezione», il termine élite è stato svalutato solo nella sfera della politica. Quando parliamo, ad esempio, di élites intellettuali la connotazione originale rimane.

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